...Grappoli di Vita...

 

si lavora, si produce, si amministra lo Stato, si promette e si mantiene a volte

giovedì, 28 giugno 2007


Grappoli di sintesi

pugliadeiveleni

Martedì, 26 Giugno 2007

Il tanto (da me) atteso dibattito relativo all’inquinamento del territorio pugliese (con particolare attenzione all’area nord-salentina) prende consistenza. Fornisco una sintesi del lavoro svolto, condite da una serie di considerazioni personali.

Presentazione dei lavori e moderazione: Barbara Marino. Effervescente, sempre molto calorosa ed efficace. Ha l’enorme merito di aver creato un simile evento in piazza, coinvolgendo il paese. Brava, i miei complimenti.

1° intervento: Mimino Bruno, assessore all’ambiente del Comune di Carmiano. Intervento istituzionale nel quale si sottolinea la difficoltà di gestione, causa limitato budget, di simili problematiche in una amministrazione locale di modesta dimensione.

2° intervento: dott. Cristina Mangia (CNR). Illuminante. Come già mi era stato accennato, riesce a far capire il significato e la portata di complessi modelli statistico-matematici con estrema semplicità.

3° intervento: On. Michele Losappio (Assessore Regionale all’Ambiente). Polemiche, autocritica pari a zero, inutili rinvii a personaggi che poco contano con il tema della serata. Una pala eolica avrebbe tratto notevoli benefici da tante parole al vento.

4° intervento: prof. Giorgio Assennato (Direttore Generale ARPA Puglia). Preciso, puntuale, chiaro. Rimarco questi aspetti trattati dal professore e che sarebbero degni di ulteriori ricerche: a) Vi è una forte incidenza, superiore alla media nazionale, di neoplasie polmonari. Le origini non sono ben note. La particolarità, a mio parere, non è questa statistica (ahimè ben nota), ma il fatto che le aree maggiormente interessate siano Taranto (ovvio motivo, vi invito ad ammirare i guard rail e le case di colore rosso nei pressi di Statte e Tamburi) e Otranto (e ciò mi pone notevoli interrogativi, ma rigiro la domanda a otrantodiversa); 2) In Italia (o in Puglia, a seconda del rimbalzo della palla, visto che in Friuli una legislazione in merito esiste) non vi è alcuna legge che prevede limiti stringenti per l’emissione di diossina nell’ambiente.

5° intervento: dott. Lorenzo Ciccarese (capo segreteria al Ministero dell’ambiente). Altro ottimo intervento. Con l’ausilio di dati concreti, informa che per produrre il 10% del fabbisogno energetico italiano, occorrerebbe impiantare circa 150.000 pale eoliche, con tutto ciò che ne consegue anche a livello paesaggistico.

6° intervento: On. Gianni Scognamillo (Assessore all’Ambiente, Provincia di Lecce). Intervento in parziale contrasto con quanto sostenuto dal paroliere On. Losappio. Ha il merito di far emergere la necessità di regolamentare l’eolico e sottolinea la presenza di più elementi che conducono ad una simile percentuale di tumori (traffico urbano, agenti chimici in agricoltura).

7° intervento: On. Laura Marchetti (Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente). Tono elegante, affascinante, attento. Discorso ottimamente articolato, con due pecche: 1) decide di inserire il tema del principio di precauzione in relazione ai possibili e al momento non ipotizzabili risultati negativi derivanti dall’eccessivo ricorso all’eolico. A mio modo, errore imperdonabile; 2) non concretizza le girevoli parole con strumenti e azioni utili alla risoluzione o al tamponamento del fenomeno. La gente l’applaude, io no.

 

Si apre la discussione e, dopo quanto affermato proprio su questo blog, non posso esimermi dai commenti. Grazie anche alle indicazioni provenienti dall’ottimo alex321 fornisco dati, similitudini, fonti scientifiche e fonti normative principalmente in merito all’emissione di diossina in atmosfera. Sulla base di tutto ciò, contesto all’On. Marchetti l’errata applicazione del principio di precauzione e chiedo quali siano state le precauzioni adottate dallo Stato membro (in tal caso l’italia) al fine di salvaguardare la salute dell’uomo e, più in generale, dell’ambiente naturale. La gente applaude (stavolta in modo più convinto), l’On. Marchetti no.

In un altro commento di un mio compaesano, emerge la possibile esistenza di discariche tossiche abusive nelle campagne vicine. Anche questo pare un elemento di futura analisi, e pare che il prof. Assennato non disdegni una simile iniziativa.

 
Le risposte dei relatori sono per lo più integrazioni alla mia (retorica???) domanda. In tale circostanza, scopro che da recenti statistiche parrebbe che l’ILVA immetta non più il 30%, ma il 90% di diossina nell’ambiente rispetto al totale immesso in Italia. Da non crederci.

Ma degna di menzione è la risposta del sottosegretario Marchetti: “NOI dormiamo sonni tranquilli. Chi non dovrebbe dormire la notte sono le imprese che, per scopo di guadagno, danneggiano gravemente la salute dell’uomo, andando contro l’art. 41 della Costituzione. NOI, come GOVERNO, dovremmo sentirci in colpa solo quando non creiamo regole di tutela o qualora non controllassimo il rispetto delle regole stesse”.

Ma, scusate, allora di cosa stiamo parlando?

 

bestemmiato da TheRounders alle ore 21:26

 categoria: puglia, salento, lecce, puglia dei veleni

commenti (13)

mercoledì, 20 giugno 2007


Grappoli di veleni

La Puglia dei veleni

di Gigi Riva
Inchiesta sulla regione a più alta concentrazione tossica. Fra Taranto e Brindisi gli impianti che producono il 30 per cento della diossina in Italia e 36 milioni di tonnellate di gas. È qui il buco nero dell'inquinamento in Europa
 
BLOG: Girovagando di Gigi RivaE' carissima l'aria respirabile di Paola Pilati

Ciminiere sì grazie. Ma con i paletti

Lui è, adesso, il "presidente di tutti i pugliesi" e non più il "deputato di Rifondazione comunista". Lo dichiara subito Nichi Vendola. Come a sottolineare: non sono io che sono cambiato, ma il ruolo. Per questo ha aperto un dialogo con tutti, inquinatori compresi.

Presidente Vendola, la domanda che si fanno anche suoi ex compagni di strada è: perché si fida di Riva, il ...
Leggi tutta la scheda
Il petrolchimico di Brindisi
Nell'immaginare un vestito verde per l'Europa, in sintonia con la regina mitologica che le regala il nome e che fu rapita da Zeus mentre raccoglieva fiori, la cancelliera tedesca Angela Merkel chissà se ha pensato anche alle scarpe. L'Europa geografica calza uno stivale (l'Italia) con un tacco nero (la Puglia) che sarebbe adatto per una serata di gala ma che stride con i colori arcobaleno di un'anziana signora (il Vecchio Continente) che si vorrebbe ecologicamente virtuosa. Gli obiettivi Ue si proiettano oltre Kyoto, prevedono una riduzione del 20 per cento di anidride carbonica e di consumo di energia elettrica entro il 2020. La direttiva che sarà emanata il prossimo settembre avrà valore obbligatorio e vincolante, pena una citazione degli inadempienti alla Corte di giustizia.

Mentre tutto questo si discute a Bruxelles, quaggiù in periferia, sul tacco impolverato da ogni genere di inquinante diossina compresa (sì, diossina come a Seveso) ci si arrovella semmai sul modo per eludere i vincoli e i piani di avvicinamento a Kyoto (entro il 2012 il 6,5 per cento in meno dell'anidride carbonica sparata in aria). E sarebbe il luogo dove c'è più bisogno, di Kyoto, visto il terrificante risultato di una gara in cui vinceva il peggiore. Primo, secondo e terzo posto, podio tutto pugliese nella classifica dei dodici impianti italiani che producono più anidride carbonica, responsabile dell'effetto serra e dunque del surriscaldamento del Pianeta. Nell'ordine: centrale termoelettrica Enel di Brindisi sud 15.340.000 tonnellate l'anno di CO2; Ilva di Taranto 11.070.000; centrali termoelettriche Edison di Taranto 10.000.000. I dati sono del 2005, gli ultimi disponibili, e li ha raccolti l'Eper-Ines. Gli acronimi stanno per European Pollutant Emission Register e per Inventario Nazionale delle Emissioni e Loro Sorgenti, cioè l'organismo europeo e quello statale.

Legambiente li ha elaborati e diffuso di recente. Si trattasse poi solo di anidride carbonica. La stessa Eper nel 2002 aveva detto di peggio. Degli 800 grammi di diossina che finiscono nell'aria europea ogni anno, 71 escono dagli impianti dell'Ilva e sono pari all'8,8per cento del totale europeo e al 30,6 di quello italiano. L'anno prima lo stesso organismo aveva citato in un dossier ancora l' Ilva per il monossido di carbonio (10,2 per cento del totale) e l'Enipower di Brindisi (13,7 per cento delle emissioni di zinco).

L'ottimismo della volontà potrebbe far pensare che da quegli anni censiti le cose sono migliorate. Il pessimismo della ragione fornisce una risposta lapidaria: no, semmai il contrario. Ed è un pessimismo che poggia su valutazioni oggettive ma non su cifre perchè i dati, e anche questo è clamoroso, non ci sono. Ci saranno, ma non ci sono. Il professor Giorgio Assennato, direttore generale dell'Arpa Puglia, quando è stato nominato dalla nuova giunta di centrosinistra ha trovato, nelle zone più critiche, controlli praticamente inesistenti e un personale ridotto all'osso (una ventina di persone a Brindisi e Taranto, l'asse critico).

L'assessore all'Ambiente Michele Losappio, di Rifondazione comunista, riassume: "L'Arpa aveva 200 dipendenti scarsi quando la pianta organica ne prevede 800. Stiamo provvedendo a completarla". E sono stati anche stanziati 3 milioni di euro per iniziare il lavoro. Che si annuncia complicato. Nel vuoto attuale può succedere che il bresciano Emilio Riva, il proprietario dell'Ilva, invochi uno studio del Cnr per quanto riguarda la diossina. Però nemmeno ci si prova a contestare le emissioni di anidride carbonica e anzi prende carta e penna e scrive a chiunque abbia un ruolo, da Prodi in giù, per minacciare un taglio di 4.000 dipendenti (su circa 12.000) nel caso debba rispettare Kyoto e ridurre il carico inquinante. Lo hanno assecondato e l'anidride carbonica, dice il governo, sarà tagliata altrove. Potenza della siderurgia in ripresa sul mercato mondiale tanto che l'Ilva è passata in breve da 6 a 10 milioni di tonnellate di acciaio prodotto e c'è da scommettere che nel 2007 andrà ancora meglio perché Riva ha chiuso, dopo una lunga battaglia ambientalista, il suo stabilimento a Cornigliano (Genova) e conta di trasferire i reparti che producono "a caldo", i più pericolosi, in Puglia: altri 2,5 milioni di tonnellate. Questo Riva sta collezionando condanne per inquinamento, l'ultima è di metà febbraio, tre anni in primo grado più l'interdizione dall' attività industriale per lo stesso periodo. Il ricatto occupazionale e la scarsa sensiblità ecologica (eufemismo) lo hanno reso particolarmente odioso alla parte più dura dell'ambientalismo. Che accusa il presidente Nichi Vendola di intelligenza col "nemico". La giunta insediata nel 2005, non avendo scheletri nell'armadio sul tema, invece procede guidata dalla stella polare della coniugazione tra idealità e pragmatismo. Convinta com'è che è meglio avviare un confronto e imporre delle regole certe laddove c'era solo anarchia. L'Ilva chiede di costruire una nuova centrale termoelettrica da 600 megawatt? Discutiamo, ma in cambio chiuda quella obsoleta che sta dentro i suoi confini (tre quinti del territorio comunale, 15 milioni di metri quadrati) ed è gestita dalla Edison. L'Eni vuole raddoppiare le sue capacità produttive investendo un miliardo di euro e diminuendo l'inquinamento? Discutiamo, vediamo se sul piano c'è il conforto di un parere tecnico.

L'atteggiamento possibilista si scontra con le reazioni estreme di chi troppe ne ha subìte, nel corso del tempo, e non crede più ai compromessi. Come Alessandro Marescotti, di Peacelink, il quale ricorda i tempi in cui i suoi amici neopatentati che abitavano ai Tamburi (il quartiere più vicino allo stabilimento) si presentavano orgogliosi con auto nuove fiammanti la cui carrozzeria veniva corrosa dopo pochi mesi. Difetti di fabbrica? No, inquinamento. Era trent'anni fa. E poi quel cielo che azzurro non è mai, nonostante la latitudine, e ha sempre tutte le sfumature cromatiche del rosso di giorno per virare sul giallo di notte, quando due torce sempre accese segnalano che la produzione continua. Marescotti sottolinea come, dati Arpa (tra i pochi che ci sono), i picchi di inquinamento si registrano proprio tra le 2 e le 3 del mattino. Si è potuto stabilire con una certa approssimazione che ogni abitante si fuma "anche se non è un tabagista" il corrispettivo di sette sigarette al giorno. Stando all'ultimo rapporto Apat 2006 (Agenzia di protezione dell'ambiente) il 93 per cento dell'inquinamento deriva dall'industria e solo il restante 7 da emissioni civili: la percentuale più sbilanciata d'Italia.

Taranto è ultima per la classifica del 'Sole 24 Ore' in quanto ad ambiente. I 1.200 decessi annui per neoplasie la collocano nettamente sopra la media nazionale. Insomma c'erano tutti i motivi per dichiararla città ad alto rischio ambientale, come è successo. Nove sono gli impianti critici e in tanto degrado ci mancava pure la discussione sul rigasificatore da collocare nel Golfo. Vendola aveva detto no a Brindisi ("sarebbe criminale") e i tarantini hanno cominciato a temere per via di una richiesta avanzata dalla Gas Natural che ha fatto imbufalire, tra gli altri, Leo Corvace coordinatore del comitato per il 'no'. Per descrivere uno scenario apocalittico, i contrari adattano a Taranto un'ipotesi prevista da Piero Angela nel suo ultimo libro.

Ammettiamo che una nave metanifera che trasporta 125 mila metri cubi di gas liquefatto si spezzi per un incidente, come ad esempio la collisione con un sottomarino (è successo a Barcellona nel 2002), il gas si espande, evapora, forma una nube di metano che a contatto con una scintilla esplode (qui ci sono le due torce sempre accese): avrebbe la forza di un megaton, come un milione di tonnellate di tritolo. Ci sarebbero decine di migliaia di morti. Brividi. E ancora peggio andrebbe se fosse coinvolto un sottomarino nucleare. Incrociano in queste acque? L'assessore Losappio nulla ne sa. Marescotti ne è convinto. Comunque sul rigasificatore nessuna certezza e una cauta marcia indietro anche da parte di Vendola dopo la bocciatura esplicita di Brindisi. Dove, per le concessioni già erogate alla British gas, a fine febbraio scorso è stato rimesso agli arresti l'ex sindaco Giovanni Antonino. Sul versante adriatico della Puglia ancora si leccano le ferite del Petrolchimico e in un porto che dovrebbe essere commerciale c'è troppo viavai di carbone per alimentare le centrali. Immaginarsi aggiungere le navi metanifere.

L'assessore al Turismo Massimo Ostilio, Udeur, usa la terminologia che gli era familiare quando era sottosegretario alla Difesa: "Circa l'ambiente, abbiamo bisogno di una exit strategy. E bisogna seminare subito se vogliamo raccogliere qualche frutto tra dieci anni". Exit strategy, come se si trattasse di una guerra. Il suo collega Losappio cerca di tracciare una strategia realista: "Abbiamo ereditato una Puglia che è, con tutta evidenza, il tacco nero d'Europa. Farlo bianco sarà impossibile. Vediamo almeno di renderlo grigio".

Mi astengo da ogni commento circa questo articolo. Ma mi riservo di effettuarne le giuste comparazioni con qualcosa di simile, letto girovagando tra i blog...ve lo propongo qui:

.: Come muore la mia terra (post incazzato nero) :.

(colonna sonora: Goblins - Profondo rosso)
 
Premessa.
Potrei sistemarlo meglio, togliendo qualche parolaccia e i riferimenti alle persone, e farne un buon articolo per AltreNotizie, o per il miglior offerente o per chi che sia. Ma non posso. Per farlo con taglio "giornalistico" dovrei essere più "freddo" nella narrazione, ed osservare le cose... non dico dall'esterno, ma quanto meno obiettivamente e soprattutto senza farsi trascinare dalle emozioni. E non posso.
Perchè sono coinvolto. Non personalmente, ma molto da vicino.
Proprio perchè sono coinvolto, preferisco di proposito un taglio personale. Un taglio da blog. Un taglio incazzato.
 
Sabato 18 febbraio 2006. Località imprecisata della provincia di Napoli, dove ho approfittato della mia augusta presenza per visitare dei vecchi amici persi di vista alla fine del secolo scorso (eh, ero giovane all'epoca...). Ci ritroviamo seduti, come un tempo, sul solito muretto, con la solita birra. Molti di noi non ci sono. Non ci sono più.
 
Giorgio: "Alex, non sai di Raf, vero?"
Io: "No... non lo vedo dal 1999. Come sta?"
Giorgio: "E' andato..."
Io: "Porc#@ Come caz! Quando?"
Piero: "Tre settimane fa. Non abbiamo neanche avuto la testa per mandare sms a voi che siete via, per avvisarvi dei funerali..."
Io: "Merda... adesso aveva... 33 anni, vero?"
Tiziana: "Già. 33 anni, ed una bambina di due."
Io: "....." (sorso di birra)
Giorgio: "E Rob... sai di Rob?"
Io: "Eh no cazzo! Non può essere andato anche lui! L'ho sentito per mail tre mesi fa!"
Giorno: "No non è andato, non ancora, ma manca poco. E' spacciato..."
Io (sorso di birra): "Ma è del '76... merda... in tre mesi?"
Tiziana: "No. In uno. Un mese solo."
Piero: "Già..."
Tiziana: "Ale... sai che.. sta toccando a me? Ho già finito tutti gli accertamenti... sto messa proprio come stava messa Robby due anni fa."
Io: "...."
Giorgio: "Hai fatto bene ad andare via, col senno di poi...", pausa poi mi fissa negli occhi quasi con rabbia, e urla verso di me: "ma che cazzo ci torni a fare, qui??"
 
Cerchiamo di capire da dove viene questo scempio.
 
Era il 31 agosto 2004, quando il dott. Alfredo Mazza, ricercatore in Fisiologia Clinica del CNR, riuscì a pubblicare sulla prestigiosa rivista "The Lancet Oncology" il suo studio, considerato agghiacciante da tutti gli oncologi anglosassoni. In Italia, invece, salvo qualche articoletto su "La Repubblica", non ha avuto effetti agghiaccianti, soprattutto non ha avuto conseguenze a livello politico. Già, perchè in quel lavoro si parla di Italia, ed in particolare si dimostra, statistiche alla mano, come in un pezzo di provincia di Napoli, da Acerra a Nola e Marigliano, passando per Pomigliano d'Arco, si muore di cancro molto di più che nel resto d'Italia, anzi molto più che nel resto d'Europa.
L'elevata densità di popolazione, porta a quasi un milione di persone il conteggio di chi vive nell'area, di questo milione di persone, l'indice di mortalità per neoplasie al fegato si attesta a 35 ogni 100.000 abitanti per gli uomini ed al 20.5 per le donne, contro una media nazionale del 14. Una vera e propria strage continua.
Attenzione: 35 significa mortalità maggiore dell'infarto.
 
Le cause? Di sicuro molteplici. Per scoprirle basta guardare indietro nel tempo, e tornare agli anni dello sviluppo industriale della zona.
Nonostante la presenza nell'area di altri complessi industriali molto grandi, primo tra tutti quello della Fiat Auto di Pomigliano d'Arco, ex Alfasud, non si è mai rilevato un aumento di certi tipi di malattie. Solo con l'apertura del Polo Conciario della Montefibre ad Acerra si rileva, e tra l'altro nel giro di pochi anni, una prima impennata dei casi di tumore e dei morti di cancro nella zona (già perchè poi ci sarà anche una seconda impennata).
Acerra, nota per essere il paese che diede i natali a Pulcinella, dove l'inquinamento da diossina è talmente alto da risultare non compatibile con ogni forma di vita, ha invece ben 46.000 abitanti. E' lì che c'è la Montefibre.
Fino a pochi anni fa, ci passavo spesso nei pressi di quella fabbrica, con le sue ciminiere che emettono fumo denso di colore arancione, pieno di polveri che si depositano poi sui terreni. Tutta illuminata di notte, la si vede bene dall'asse autostradale che collega la Napoli-Roma con Nola.
 
Poi, nell'ultimo decennio del XX secolo, i morti di cancro sono improvvisamente raddoppiati (seconda impennata), ma dietro questo aumento del tasso annuo di strage c'è l'ombra lunga della camorra: 5.000 discariche illegali, senza alcun controllo, dove viene scaricato di tutto, dal chimico al radioattivo.
Pochi giorni fa, la punta d'iceberg con il caso Pellini: una storia che ha dell'incredibile e portata alla luce dalla Procura della Repubblica di Napoli dopo due anni di indagini, con l’arresto di 13 persone tra cui diversi sottufficiali dei Carabinieri ed i gestori della ditta Pellini di Acerra.
Dal Veneto, ed in particolar modo da Porto Marghera arrivavano ad Acerra fanghi tossici e rifiuti di ogni tipo soprattutto chimici, la ditta Pellini li stoccava e li rivendeva come fertilizzanti, il tutto con la complicità dei Carabinieri di Acerra. Fertilizzanti che finivano per fertilizzare i terreni dove si coltiva l'insalata venduta poi nei mercati. Per approfondire questa notizia rinvio ai maggiori quotidiani o a VAS Campania
E' un solo caso scoperto. Nel frattempo continua lo stoccaggio abusivo di rifiuti chimici, sepolti nel terreno, in tutta l'area, ma anche le vere e proprie discariche a cielo aperto, sotto gli occhi di tutti. Volete che vi porto a vederne qualcuna? Posso anche organizzare un giro turistico.
Recenti analisi chimiche dei terreni hanno evidenziato alte concentrazioni di diossina, mercurio, arsenico, amianto.
Come lo stesso dott. Mazza ha dichiarato, "migliaia di persone sono state esposte a sostanze tossiche per decenni. Tutto è contaminato: gli agenti inquinanti nell'aria, nell'acqua e nei prodotti della terra sono ben al di sopra dei livelli consentiti. E' una emergenza: io stesso ho perso diversi amici colpiti da tumore. E non c'è dubbio che dietro quelle morti ci siano i rifiuti tossici".
Peccato che, dopo la pubblicazione di Mazza, vari istituti ministeriali si siano dati da fare per contestare i suoi dati, le sue statistiche, per smontare la sua analisi...
Rifiuti tossici, dicevamo, gestiti dalla criminalità, e le Amministrazioni locali lo sanno. Di conseguenza, presumibilmente, lo sa anche lo Stato. Ma sono decenni che non si interviene, dando luogo a più di un sospetto di collusione. Scusateci se ad un certo punto diventiamo sospettosi. Non è sfiducia nelle istituzioni, no, per carità.. ma se permettete il dubbio di collusione viene, prima o poi.
A dire il vero qualcosa si è fatto: camminando nell'atrio della sede A.S.L di uno dei comuni della zona, mi sono imbattuto in un Avviso al pubblico che recita testualmente: "Tra i 20 e i 40 anni il rischio leucemie e linfomi è più elevato", ed invita a fare controlli preventivi.
Il problema viene quindi trattato come emergenza sanitaria, viene negato ogni problema a monte di quello sanitario. Come se questa incidenza di morti fosse una casualità statistica.
Per approfondire, dati di mortalità oncologica ISS (si contestano i dati di Mazza!).
 
Altro passo indietro. Di circa un anno. Sabato 15 gennaio 2005
 
Passeggio per un corridoio al sesto piano dell'Istituto Nazionale per la lotta ai tumori "G. Pascale" di Napoli, mi guardo attorno. Non c'è un solo letto libero. Infermieri vari corrono da una parte all'altra a infilare e sfilare aghi, sostituire bocce di chemioterapici vari, principalmente taxolo, un medico bestemmia in un angolo. Il reparto è affollato più affollato di quelli degli ospedali normali.
Dopo un po', volendo capire qualcosa, riesco ad attaccare discorso con un giovane ricercatore, più o meno mio coetaneo, fermatosi con me su un balcone a fumare.
Io: "Ma... sempre così tanta gente?"
Lui: "E' poca."
Io: "Come poca? Non ci sono letti liberi. Ho girato tutte le stanze."
Lui: "Appunto. Se avessimo più stanze e più letti, allora sì vedresti quanta gente ha bisogno di noi."
Io: "Quindi vivete in emergenza sanitaria continua..."
Lui: "Ma quale emergenza sanitaria! Dai! Mica è un'epidemia! Il cancro non è un virus. Se la percentuale di cancro sale troppo non è emergenza sanitaria, è emergenza sociale."
Io: "Ma... scusa... emergenza sociale lo sarebbe, se tutta questa gente venisse dallo stesso posto..."
Lui: "Acerra, Pomigliano, Sant'Anastasia, Marigliano, Nola, Brusciano, Mariglianella. l'80% dei ricorverati viene da questi Comuni, che sono tutti vicini tra loro. Il rimanente 20%.... è quella percentuale normale, nella media nazionale."
Io: "Ok. E' emergenza sociale."
Lui: "E sai quanti siamo? La metà di quanti dovremmo essere, come personale medico".
Io: "E... perchè?"
Lui: "Perchè questo Istituto è una Fondazione, il Ministero sgancia sempre meno soldi, visto che si preferisce finanziare le cliniche private, e ci dobbiamo reggere sulle donazioni".
Io: "Beh... magari qualcuno che qui da voi guarisce... magari qualche donazione ve la fa..."
Lui: "Col cazzo. La gente che guarisce mica capisce che è guarita grazie alla terapia. Buttano i soldi in viaggio e alberghi e vanno a Lourdes o a Piazza San Pietro. Se li dessero alla ricerca, quei soldi, staremmo molto più avanti."
Io: "La ricerca va piano, vero?"
Lui: "Vieni con me, ti porto nella mia stanza, ti faccio vedere una cosa su internet. Una cosa successa due anni fa".
Mi fa vedere un trafiletto del Resto del Carlino, che ho ritrovato, sta qua, ma lo copio/incollo per chi è svogliato e non vuole cliccare:
"NAPOLI — La banca dati con le ricerche scientifiche sulla lotta ai tumori è stata trafugata all'Istituto Pascale di Napoli: nei tre computer rubati le informazioni sull'attività della Fondazione per la cura del cancro. Il furto ha provocato il blocco delle attività di ricerca. Si tratta del terzo colpo in venti giorni. Tra le ipotesi la pista racket: obiettivo il ripristino della vigilanza."
 
Intanto la gente continua a morire, giorno dopo giorno, la malavita continua a lucrare, lo Stato non si sa se c'è e da che parte sta, visto che l'unico intervento ad Acerra è stato il tentativo di metterci un inceneritore, e infine, dulcis in fundo, i carabinieri sono stati arrestati dalla polizia giudiziaria perchè collusi con la camorra. Bel quadretto, direi.
Sull'inceneritore è già stato scritto di tutto di più, dalle cose serie alle emerite stronzate, io ho sempre preferito non parlarne, vorrei andare al nocciolo del problema.
Eh no. Sabato 18 febbraio, dopo il bollettino di guerra datomi dai miei vecchi amici, ho deciso che volevo capire qualcosa... qualcosa di più...
 
Sabato 18 febbraio 2006. Sera, dopo cena
 
Sfruttando certe conoscenze fatte in gioventù, e trascinate nel tempo, sono andato di persona a premere il pulsante del citofono di casa dell'Assessore all'Ambiente di uno dei piccoli Comuni del "triangolo della morte", di sabato sera.

Mi ha fatto entrare in casa, e ci siamo accomodati su un divano, con una buona tazza di caffè.
Io: "Ciao T. come va?"
T.: "Alex!! Come va? Non eri a Roma?"
Io: "Già... a Roma. Per questo sono tra i sopravvissuti, solo perchè, per ironia della sorte, sono emigrato."
T. (vena sarcastica): "Ti riferisci per caso ai dati oncologici?"
Io: "Come hai fatto a indovinare?"
T.: "Perchè ho saputo di Robby e poi perchè in quanto sfigatissimo assessore all'ambiente di questo sfigato paesone di 25.000 anime, sto studiando il problema da due anni!"
Io: "E...??"
T.: "E.. nulla. Un cazzo."
Io: "In che senso?"
T.: "Ho detto 'un cazzo', mica pubblicherai questa intervista sulla testata dove scrivi?"
Io: "No sulla testata no, ma magari sul blog...."
T.: "Ok, sul blog sì. Ma non fare nè il mio nome nè quello del Comune!"
Io: "Affare fatto, ma ora spiegami questo fatto. Qui siamo a 10 Km e rotti da Acerra... non è che ci stiamo proprio addosso..."
T.: "Ma tu stai a Roma! Non hai idea, quando alla Montefibre è il turno di pulizia e lavaggio degli impianti.. non puoi sapere se si alza il vento qui cosa arriva! Ma non ricordi? Scusa, abitavi qui!"
Io: "E... non si può fare niente?"
T.: "Come fai? Vorrai mica chiudere Montefibre... mandi 20.000 famiglie, tra fabbrica ed indotto, sul lastrico..."
Io: "Ok, chiudere no.. ma non so, bonificare gli impianti... ed i terreni, convertire le produzioni più inquinanti..."
T.: "Lo abbiamo chiesto. Tutti gli assessori e i sindaci di 12 Comuni"
Io: "Risposta?"
T.: "Non c'è stata alcuna risposta. Siamo stati ignorati."
Io: "E delle discariche che mi dici?"
T.: "Qui nel nostro comune ce ne sono circa 8... tutte abusive."
Io: "E che ne sai? Scusa, sono abusive..."
T.: "Sono andato di persona a cercarle, con la macchina fotografica, e la planimetria dei terreni del Comune".
Io: "E le hai trovate..."
T.: "E sono anche stato invitato gentilmente ad andarmene."
Io: "Che ti hanno detto?"
T.: "Mi hanno detto 'sappiamo chi sei, dove abiti e soprattutto ricorda che sappiamo dove vanno a scuola i tuoi figli'..."
Io: "Ottimo! Quindi immagino che non hai avvisato i carabinieri?"
T.: "Certo che li ho avvisati! Ho parlato con due sottoufficiali!"
Io: "Risultato?"
T.: "Sono due di quelli arrestati per il caso Pellini. Collusi."
Io: "Amen. Possibili soluzioni?"
T.: "Beh, tu per te l'hai trovata... te ne sei andato. Fai andare via anche la tua famiglia, i tuoi conoscenti, tutti via di qui!"
Io (scaldandomi un po'): "No! Ti rendi conto? Non ha senso! Che facciamo lasciamo il deserto qui?? Se ce andiamo... significa che abbiamo perso, significa che hanno vinto loro!!!"
T. (urla, proprio come ha urlato Giorgio qualche ora prima): "Alex! Ma ti rendi conto? Fai il conteggio degli ultimi 10 anni: 100.000 morti in 12 Comuni, gli ospedali oncologici con la lista chilometrica di chemioterapizzati! Con una situazione del genere hanno già vinto loro!"
Non ho saputo rispondere.
L'assessore mi ha spiazzato. Sono rimasto in silenzio. Siamo rimasti in silenzio per qualche minuto. Poi T. ha ripreso a parlare, come se volesse in qualche modo consolarmi della sconfitta.
T.: "Che devo dirti... oramai, ti dico, statistiche del Comune alla mano, che c'è, e guarda che te lo posso dimostrare, un caso di cancro in ogni famiglia. Putroppo una neoplasia c'è anche nella mia".
Io: "Già. Anche nella mia. Prima c'era un carcinoma".
 
La prossima volta parlerò della Sicilia sud-occidentale, dove c'è lo stesso problema, anche se per motivi parzialmente diversi.
 
Ecco come muore la mia terra
 
Ale_Incazzato_Nero

fonte: http://alex321.splinder.com/post/7253443

Avendo appurato la medesima infausta natura delle componenti che infestano l'aria in Campania ed in Puglia, mi chiedo se sia opportuno iniziare a muovere il culo dalla sedia ed iniziare iniziative serie, che ci conducano a fare qualche sacrificio pur di ottenere ciò che vogliamo...non possiamo vivere così, ammesso e non concesso che "vivere" sia la condizione naturale che in questo momento ci compete.
Viviamo nella merda, urliamolo!

 

bestemmiato da TheRounders alle ore 16:30

 categoria: grappoli, puglia dei veleni

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mercoledì, 20 giugno 2007


Grappoli di vita.

Finita.
Spenta.

 

bestemmiato da TheRounders alle ore 13:02

 categoria:

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giovedì, 14 giugno 2007


Grappoli allo sgocciolo


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Siamo quasi alla fine...ci sono attimi che passano, momenti che non vanno via...per tutto il resto, c'è Mastercard!

 

bestemmiato da TheRounders alle ore 11:04

 categoria: amici, grappoli

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